Un imprevisto sulla strada ghiacciata
Le strade islandesi sono splendide, ma non sempre gentili con chi le percorre. Una mattina, mentre attraversavamo un paesaggio da cartolina tra montagne imbiancate e distese di lava nera, il fato ha deciso di metterci alla prova: gomma bucata. Ci siamo fermati in un piccolo villaggio, il vento che tagliava la pelle e il nulla intorno a noi. L’unico segno di vita? Una vecchia officina, con un’insegna che sembrava risalire agli anni ’60.
L’incontro con Jón, il gommista in pensione
Dalla porta sbuca Jón, un vecchietto con le mani grandi come badili e un sorriso furbo. In pensione da anni, ma ancora con la voglia di aiutare i viaggiatori di passaggio. Ci ripara la gomma con calma, mentre il tempo sembra essersi fermato. Poi, quasi per ringraziarci della compagnia, ci invita nel suo piccolo rifugio accanto all’officina: un tavolo di legno, un camino acceso e, soprattutto, un bottiglione di brennivín, la famosa acquavite islandese, che lui chiama con orgoglio “la morte nera”.
Lo squalo fermentato: il vero shock
«Avete mai assaggiato lo hákarl?» ci chiede con aria maliziosa, mentre tira fuori da una scatola un vassoio con cubetti dall’odore… indescrivibile. Per capirci: se l’inferno avesse una mensa, probabilmente servirebbe questo. Lo squalo, infatti, non è commestibile fresco: è tossico per l’uomo. Per renderlo mangiabile, viene sepolto nella ghiaia e lasciato fermentare per mesi, poi appeso ad asciugare come un prosciutto… ma con un aroma di ammoniaca che potrebbe stendere un cavallo.
Brennivín, l’unico antidoto
Jón ci riempie i bicchieri di brennivín e, con un brindisi, ci incoraggia ad assaggiare. Il cubetto entra in bocca, e la prima sensazione è quella di aver leccato un tappeto bagnato in una stalla di cavalli. Ma poi, con il sorso di brennivín, il gusto si attenua, e quasi – quasi! – diventa un’esperienza folkloristica più che traumatica.
Una tradizione che resiste
Per gli islandesi lo hákarl è un orgoglio nazionale, un piatto simbolo di resilienza, consumato soprattutto durante le feste popolari. Per noi viaggiatori… è una sfida da raccontare, magari con una risata (e tanto alcol a disposizione).
In conclusione
La gomma bucata si è trasformata in una delle esperienze più bizzarre del nostro viaggio: un vecchio gommista, un bicchiere di brennivín e un assaggio di squalo fermentato che ricorderemo per sempre.
E voi? Avreste il coraggio di provarlo… o preferireste restare a digiuno?